Lagerfeld, il bianco e le sorprese del Sofitel di Singapore
di MarcoBerchi
Perché si sceglie un hotel piuttosto che un altro? Prima di archiviarla come una domanda inutile, pensateci un attimo. Soprattutto nelle grandi metropoli la scelta è condizionata da decine di fattori che interagiscono in modo quasi casuale: prezzo e location, business o svago, comodità e praticità, fidelizzazione a una catena piuttosto che a un’altra, abitudine e via elencando.





Ma se la scelta deriva dall’interazione di questa sventagliata di fattori, pochi riflettono sul “dopo”, cioè su quel che si porta con sé al termine del soggiorno, breve o lungo, in quel determinato hotel.

Perdonerete la premessa ma era necessaria prima di iniziare a parlare del Sofitel So di Singapore. Nella città-stato asiatica, infatti, non è che ci si sbarchi tutti i giorni ma proprio per questo quando lo si fa è bene porre attenzione doppia a dove si alloggia, anche se magari solo per un paio di notti di stop over, in transito da o per l’Australia o le isole del Pacifico.



Ebbene, quel che si porta via lasciando Singapore e il So è la sensazione precisa di essere stati in un albergo che ha una personalità forte. Si arriva in taxi dall’aeroporto (o dalla non lontana ed efficiente metropolitana) e la prima impressione è quella del rimpianto per non aver scelto (prezzi a parte) il colossale Marina Bay Sands ospitato nel fantasmagorico e omonimo trio di torri. Là si avrebbe avuto un panorama grandioso, qui si è circondati e sovrastati dai grattacieli del quartiere finanziario della città e il Sofitel è ospitato in un antico edificio coloniale fascinoso, sì, ma basso e quasi soffocato dagli ingombranti, scuri vicini. E se poi piove, come da queste parti fa spesso, la sensazione è ancora più tristanzuola.



I progettisti del So lo sapevano. E perciò, appena entrati, ecco la sorpresa: il colore dominante è il bianco, laccato e quasi abbagliante, rafforzato da specchi e luci soprattutto nella singolare lobby, lunga e stretta. E quel bianco vi accompagnerà per tutto l’edificio, unito a un profumo molto gradevole e discreto che potrete portarvi via nei prodotti da bagno e da cosmesi Urban Forest in vendita all’hotel.

Si diceva dei progettisti ma in verità la mano dominante negli arredi e in tutta l’allure dell’hotel è dello stilista Karl Lagerfeld. È una mano “pesante”, nel senso che lascia il segno sul concept complessivo del So e anche nei minimi dettagli di design. Bisogna che vi piaccia. O quantomeno bisogna farsela piacere, dato che molti aspetti del gioco di bianco e di nero che popoleranno la vostra camera non brillano certo per discrezione anche se la mano dell’artista-stilista strappa sempre sensazioni di sorpresa ammirata.



Ma, appunto, questo è un hotel di personalità e nella camera troverete una dotazione completissima di servizi, oggetti e di quelle che gli inglesi chiamano “amenities”. Con piacevoli sorprese. Per dire: tutte le regolazioni della camera (luci, tendaggi, aria condizionata) le comanderete con un iPad e un iPhone sistemati sui comodini, il box sulla scrivania conterrà un set completo di spinotti per caricare qualsiasi tipo di smartphone e una buona metà della dotazione del frigobar sarà a vostra disposizione gratuitamente.

Le sorprese continuano: anzitutto la colazione — ampia — è compresa ma il top sono i due capi che ogni giorno potrete consegnare gratuitamente in lavanderia (poteri del clima tropicale…) e, udite, il voucher da 30$ che ogni giorno potrete spendere al bar o al ristorante. Voucher ovviamente non cumulabile (se non lo spendete non potete recuperarlo il giorno dopo) ma che invoglia a frequentare il piccolo ma accurato ristorante Xperience con cucina a vista in cui i piatti piccantissimi della tradizione locale vengono addomesticati, messi in menu e serviti da personale competente e cordiale.



Cenando vi chiederete il perché del dilagante richiamo in specchi e lucernari alla forma dell’esagono. Ma è chiaro: l’éxagone è il simbolo della Francia ed ecco quindi spiegati i napoleoni e le torri eiffel che compaiono un po’ dappertutto nelle opere e negli oggetti di artisti e designer contemporanei messi in fila dalla interior designer Isabelle Miaja.



Unica pecca nella sostanziosa directory posta in camera: si legge del noleggio gratuito (in hotel) di un iMac ma, a richiesta, receptionist e direttore cadono dalle nuvole. Non ne sapevano nulla e si scusano con mille sorrisi: faranno correggere. Voi controllerete se lo hanno fatto.



Detto del ristorante, bisogna dire che il voucher da 30$ è sì attraente ma lo è anche il Telok Ayer proprio davanti al So e che ogni sera dilaga anche sulle strade adiacenti, opportunamente chiuse al traffico. Il Telok Ayer è un «hawker center», cioè uno dei santuari del cibo di strada per cui va famosa Singapore. Dire cibo di strada è riduttivo: sì ci sono bancarelle e griglie fumanti dappertutto ma i chioschi sono ben attrezzati e oltre agli spiedini si servono a folle compiaciute di locali e di turisti anche fior di complessi dolci. Vien da pensare che il voucher di cui sopra sia stato inventato per reggere la concorrenza di un sì potente attrattore gastronomico.

Tornando all’hotel, non mancano un rooftop bar con piccola piscina esterna non riscaldata (di solito qui non ce n’è bisogno…) e una palestra So FIT.

Prezzi da 5 stelle ma non eccessivi: doppia da 348 $ di Singapore (circa 220 euro).



INFO

Sofitel So Singapore

35 Robinson Road

068876 - Singapore

SINGAPORE

Tel:(+65)67016800

Fax:(+65)68228375

Mail: h8655@sofitel.com

www.sofitel.com
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