Lefkada, perla aspra e affascinante della Grecia
di Anna Franco
La spiaggia di Porto Katsiki, scale comprese.
Le isole greche spesso e volentieri sono nominate così, cumulativamente, anche sulle stesse guide, e ognuna sembra essere interscambiabile all'altra, tra mare azzurro, spiagge selvagge e paesini incastonati da case nei caratteristici colori mediterranei, con retrogusto di insalata greca e di moussakà. Non è esattamente così e Lefkada, probabilmente, ne è l'esempio lampante. Forse la stessa sua conformazione lo conferma. L'isola, infatti, è collegata alla terraferma da un ponte, che si percorre una volta atterrati a Preveza. Gli spazi non sono esattamente piccoli e per spostarsi da un luogo all'altro converrebbe addirittura affittare un'auto, perché spesso le escursioni per raggiungere le varie spiaggie sono faticose se si è deciso di guidare un motorino o anche un quad. I prezzi per il noleggio, del resto, sono economici. L'isola è ancora legata al passato, è meta spesso più di turismo greco che internazionale e questo ha preservato ancora in parte il suo carattere brullo e schivo, che è anche il suo fascino.



Uno dei luoghi più adatti per soggiornare è Nidri, per la notevole quantità di taverne presenti, la discreta vita notturna, mai, però, troppo rumorosa o fastidiosa, e per il fatto che da qui partono quasi tutte le barche per le varie escursioni. Più vivace, la sera, Lefkada città, che risulta essere un crocevia di bar spesso alquanto impersonali, di auto e turisti, ma caratterizzata da un'aria un po' troppo caotica, dovuta anche alla sua vicinanza alla terraferma.



Tante le spiagge da visitare, molte, a sud, raggiungibili grazie a una lunga strada, non priva di curve e di qualche strapiombo che abbraccia la parte meridionale dell'isola. Scovarle non sempre è facile e ancor più poterle toccare per il fatto che alcune di esse sono raggiungibili solo da chi ha buon fiato (e anche un po' di ardire).



Bisogna, ad esempio, scendere (e poi risalire) cento scalini per raggiungere la spiaggia di Porto Katsiki, ma ne vale davvero la pena. Sassolini bianchissimi di diversa grandezza incorniciano un mare di un blu sfuggente, pronto ad accarezzare timidamente ogni bagnante. Non è un caso che proprio qui sia stata presa la sabbia per costruire la spiaggia della baia di Maria Callas, sull'isola privata di Skorpio.



L'allenamento non può mancare anche per raggiungere la baia di Egremni. Dalla strada asfaltata si passa a quella sterrata e dal parcheggio si devono scendere più di trecento scalini. Non sono pochi, ma non ci si deve scoraggiare. La spiaggia è lunga e, quindi, non risulta mai molto affollata e, al ritorno, dopo la fatica, è consigliato sostare per un cocktail o uno spuntino al piccolo chiosco che affaccia sullo strapiombo, godendo uno spettacolare tramonto. Ovviamente, entrambe queste mete sono raggiungibili con le imbarcazioni, ma la comodità sottrae il piacere della conquista.



Necessariamente con la barca, invece, è raggiungibile la spiaggia di Mylos. I taxi boat partono dal porticciolo di Aghios Nikitas, spesso bisticciano con qualche onda, ma conducono in un luogo incontaminato, anche grazie alla difficile accessibilità. Minuscoli sassolini sprofondano in un mare limpido, ma non privo di correnti (attenzione, quindi, deve prestare chi non è esattamente un nuotatore provetto) e nel quale si specchiano rocce a strapiombo. Da visitare anche il paesino di Aghios Nikitas, piccolo, ma delizioso nel suo essere quasi staccato dalla realtà.



Un'altra barca da non perdere assolutamente è l'Odysseia. Ovviamente non si tratta dell'imbarcazione dell'eroe di Omero, ma di un rifacimento del suo capitano Gerry. Si salpa dal porto di Nidri per un'escursione che è tra quelle più belle e coinvolgenti che si possano vivere nelle acque dell'Egeo. Il capitano Gerry e sua moglie, infatti, accompagnano la traversata con lunghe e interessanti spiegazioni culturali e storiche in più lingue, italiano compreso. Il tour sul galeone inizia con una visita e un bagno nella profondità della grotta di Papanikolis. Si tocca, poi, l'isola di Meganissi e si può visitare il villaggio di Spartohori, di una bellezza ancora selvaggia e primordiale, con la sua chiesa e la sua antica fabbrica di olio. Si prosegue, poi, con una sosta in una piccola spiaggetta per circa tre ore, dove si pasteggia con pita, souvlaki e l'insalata greca più gustosa che si avrà modo di assporare, il tutto condito da vino e musica, che accompagna, insieme ai balli, tutta la navigazione. Rotta, infine, verso l'isola degli Onassis, Skorpio, con coinvolgenti racconti riguardanti i suoi abitanti passati e presenti.



Più adatte ai surfisti, invece, e a volte un po' pericolose per i semplici bagnanti le spiaggi di Mili (anche detta dei mulini) e di Vassiliki, dove il vento e la corrente sono spesso forti, troppo forti.



Da non perdere anche una visita al monastero di Tanaromeni, ricco di icone all'interno e con all'esterno una sorta di mini-zoo con tanti animali che convivono in quel clima di serenità che pervade tutta la struttura.



Passando dal sacro al profano, Lefkada non offre occasioni di shopping imperdibili, ma i manufatti in legno d'olivo possono essere un interessante souvenir e hanno un costo minore rispetto a quello praticato in altre isole greche. Sulle strade fuori dai paesi, poi, è possibile notare alveari e anziani che vendono barattoli di miele. Il consiglio spassionato è di fermarsi e farsi tentare.



Molte le taverne che offrono piatti della tradizione greca. Importante preventivare una sera e una cena nella piccola baia di Sivota. Qui i ristoratori sono anche pescatori, si mangia quasi sull'acqua, in un clima pacato e romantico e si assaggia del pesce freschissimo, cucinato in modo semplice e appettitoso. Il conto stupisce per la sua leggerezza.
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