Losanna in sneakers: un po' metropoli, un po' antico borgo
di Marco Berchi
L'importante è vincere o trovare un accordo? Chissà se la variante della famosa frase del barone De Coubertin è venuta in mente a John Kerry e Javad Zarif, ministri degli Esteri rispettivamente di Usa e Iran e capi delegazione ai negoziati sul nucleare iraniano faticosamente giunti a un primo risultato positivo. Ne avrebbero avuto ben donde. Soprattutto se, durante le snervanti sessioni del negoziato di Losanna, avessero abbandonato le sale dell'hotel Beau Rivage Palace che li ospitava, avessero percorso non più di 100 metri di lungolago e fossero entrati nel Museo Olimpico, sotto lo sguardo ironico della statua del barone fondatore delle Olimpiadi moderne. Il che non è detto che non sia accaduto.






Non può che iniziare da questa nota tra cronaca e storia la nostra rapida visita a Losanna e dintorni. Capitale del cantone svizzero del Vaud (regione-lago-ginevra.ch), incerta tra l'allure da metropoli e quella di grande borgo con tanto di mercato contadino (da vedere) nelle vie del centro storico, Losanna (lausanne-tourisme.ch) è da sempre in gara con la cugina e vicina Ginevra per il titolo di capitale della pace e delle trattative.



Là c'è la sede dell'Onu, qui quella del Cio e la scoperta della città deve per forza iniziare dal sorprendente Museo Olimpico (olympic.org/museum), riallestito nel 2013 e che vi accoglie nel parco omonimo iniziando subito a sfidarvi con 100 metri di tartan su cui competere con Usain Bolt e con l'asticella del record mondiale dell'alto sotto cui transitare all'ingresso.



Da lì in poi è una festa per tutti e un paradiso per gli sportivi: retorica sopportabile, molta tecnologia immersiva per passare dal mito di Olimpia all'immedesimazione con gli atleti nello stadio moderno, coinvolgenti esposizioni di decine di memorabilia (dalle scarpette di Owens e Mennea agli sci di Killy e alle borse vintage), filmati, retroscena dei villaggi olimpici. Roma, candidata 2024, rivede qui la fiaccola originale del '60, il plastico del palazzetto dell'Eur affiancato a quello dello stadio di Pechino, le telecamere delle prime dirette Rai.



LA FUNICOLARE

Dopo le ovazioni degli stadi si è pronti - grazie alla comoda metropolitana-funicolare - ad approdare ai silenzi della grande cattedrale protestante di Notre Dame in cui convivono un magnifico rosone gotico e un elegante organo disegnato da Giugiaro.

La guida di origine italiana (chiedere di lei a www.algt.ch) vi proporrà poi, per contrasto, di scendere nel quartiere moderno di Flon giusto per prendere le coordinate e tornarci alla sera, quando si anima per la locale movida. "Scendere", sì, perché Losanna assomiglia a un quadro di Escher, tra pendenze e contropendenze, ponti, avvallamenti e prospettive invertite.



Una cioccolata calda da Le Barbare lungo le scale di legno sotto la Cattedrale o qualcosa di più impegnativo al Cafè du Grütli poi si torna sul lungolago lasciando le viuzze storiche e i tranquilli e riservati quartieri residenziali.

Due le scelte: gita in battello sul Lemano (biglietti compresi nel Regional Pass; www.goldenpass.ch) oppure in auto, bici o trenino avventurarsi verso est alla scoperta di una meraviglia poco nota: i vigneti terrazzati di Lavaux, patrimonio Unesco dal 2007. Novecento ettari per 10mila terrazze su 40 livelli con 400 km di muretti, cantine, piccoli villaggi, sentieri e piste ciclabili di fronte al lago e alle Alpi regalano relax e sorprese in un paesaggio curato e modellato sin dal Mille.



Perdersi, nonostante le numerose degustazioni, è impossibile, grazie all'ottima segnaletica. Alla vineria Vinorama si vede un bel filmato storico-didattico, all'Auberge de l'Onde, nel piccolo borgo di Saint Saphorin, si può gustare una buona cucina slalomeggiando nella carta, dati i prezzi ahimè alti di tutta la regione. La gita del giorno successivo cambia completamente le prospettive. In auto o in treno si transita da Vevey - ci torneremo l'anno prossimo per il nuovo museo dedicato a Chaplin-Charlot - e si approda a Montreux. Il nostro obiettivo è il castello di Chillon (vedi box) ma una sosta in questa cittadina-archetipo del posto-da-ricchi-su-un-lago è d'obbligo. E per un motivo sorprendente: il "santuario" di Freddie Mercury e dei Queen. Stupiti? Se non siete stati fans della mitica band, può darsi.



IL JAZZ FESTIVAL

A Montreux la musica non è solo il famosissimo jazz festival estivo ma anche i Mountain Studios sede di alcune tra le più famose incisioni di Mercury & soci. Il carismatico front man ha una statua tutta sua sulla passeggiata di fronte al lago ma è qui, nella fedele ricostruzione degli Studios, che si visita (offerta libera a una fondazione contro l'Aids) all'interno del casinò che si apprezzano sound e stili dei Queen. Tra abiti di scena, appunti autografi, strumenti, video interviste e un banco in cui i visitatori possono remixare i brandi della band, si apprende che la magia ambientale (e fiscale...) di questi luoghi aveva ispirato a lungo non solo Mercury ma anche i Deep Purple.



Lo sapevate che "Smoke on the water" nacque qui dopo un incendio scoppiato durante un concerto di Frank Zappa? Di certo lo sanno i fans che tappezzano di graffiti adoranti - non solo tollerati ma suggeriti - muri e porta del retro degli studios. Si esce con nelle orecchie le note di "We are the champions". Un modo bizzarro per riportarci con la mente al Museo Olimpico. E forse anche alle trattative mediorientali.
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