Da relitto a museo: Rijeka recupera lo yacht di Tito
di Sabrina Quartieri
Il panfilo
Nel salotto sull’acqua del “Galeb” sono state prese importanti decisioni politiche. Sul suo maestoso ponte hanno passeggiato capi di stato e star del jet set internazionale, tutti ospiti del Presidente della Jugoslavia Josip Broz Tito, proprietario del panfilo dal 1953 al 1979. Poi, per decenni, la ex ammiraglia di rappresentanza del Maresciallo è stata dimenticata. Ma oggi, nonostante sia consumata dalla ruggine e dalle infiltrazioni d’acqua, quella stessa imbarcazione ridotta a relitto da un passato indifferente e a tratti burrascoso, sta per rinascere: grazie a un importante intervento di restauro finanziato dalla Città di Rijeka, per una cifra che si aggira intorno ai 5 milioni di euro, la nave di Tito che in italiano si chiama “Gabbiano” verrà trasformata in un affascinante museo galleggiante per far conoscere a tutti la sua storia.
 
 

Ma diventerà anche la sede di alcuni eventi del 2020, quando la croata Rijeka (un tempo la nostra Fiume) sarà “Capitale Europea della Cultura”. Attraccata al suo porto e ancora non visitabile, quella che viene considerata un monumento storico del Paese, mostra tutti i segni delle sue precedenti vite: costruita nel 1938 per la compagnia italiana Regia Azienda Monopoli Banane (RAMB), all'epoca chiamata Ramb III, l'imbarcazione fu usata, inizialmente, come mercantile per trasportare la frutta tropicale dall’Africa. Poi, durante la Seconda Guerra mondiale, venne riadattata a incrociatore del Regime (si racconta che durante una delle imprese in Libia, nonostante avesse la prua danneggiata, sia riuscita comunque a raggiungere la costa italiana).

In seguito fu catturata dai nazisti, che ne fecero il posamine “Kiebitz”. Ancora: il futuro “Galeb” sarà bombardato dagli Alleati e finirà affondato. Poi, nel 1947, una volta recuperato, servirà per l'addestramento della Marina jugoslava. La sua epoca gloriosa arriverà con Tito che, dal 1953 al 1979, ne farà la sua ammiraglia. E proprio i tanti ospiti dell’imbarcazione chiamata anche “nave della pace”, come Winston Churchill, Nikita Krusciov, Hailé Selassié, Mu’ammar Gheddafi, il regista Orson Welles e le attrici Liz Taylor, Gina Lollobrigida e Sophia Loren, presto compariranno di nuovo proprio lì, sul ponte - seppur simbolicamente - grazie alla mostra permanente che verrà inaugurata il prossimo anno.

Ma oltre al percorso espositivo che racconterà le epopee del panfilo del Maresciallo Tito, come la celebre risalita del Tamigi nel 1953 per incontrare il Primo Ministro Churchill, a bordo si creeranno spazi per un ristorante, un cinema all’aperto e per i tanti eventi previsti nel 2020. La location è d’eccezione, tanto più che sembrava dimenticata per sempre: dopo decenni di abbandono, nel 2009 la Città di Rijeka diventa proprietaria dello yacht che, dopo 11 lunghi anni, è pronto a una nuova vita. Con una superficie esterna di quasi 2mila metri quadri e interna di poco meno del doppio, il “Galeb” risorgerà grazie a un progetto di “Rijeka City Museum”, che punta a renderlo una delle principali attrazioni turistiche locali.

Il panfilo, d’altronde, resta uno dei pochi monumenti che meglio raccontano la storia di una città da sempre legata al mare e al suo porto. Gli fa da “spalla”, in questo ruolo, un altro luogo non distante dal Molo Longo, dove la nave resta aggrappata al frangiflutti: è il Terminal numero 7. Da qui, tra fine ‘800 e i primi del ‘900, si sono imbarcate circa 400mila persone per raggiungere Ellis Island, la “porta” del Nuovo Mondo. Su questa rotta degli immigrati che unisce Rijeka all’America, molti nomi sono impossibili da dimenticare. Basta citarne alcuni per capirlo, come il fisico Nikola Tesla, l’attore Johnny Weissmuller interprete di “Tarzan”, la famiglia d’origine del ballerino Fred Astaire e una signora slovacca, tale Julia Zavacky, anche nota come la madre di Andy Warhol. 
DIVENTA FAN DEL GAZZETTINO
Da relitto a museo galleggiante: rinasce il panfilo “Galeb” di Tito
Planisfero
Fotogallery