Da Roma a Castel Gandolfo sul treno a vapore anni Venti
di Stefania Piras
Uomini e ferro. Carbone e vapore. Il Novecento emoziona ancora. Soprattutto se lo sferragliare degli Anni Ruggenti lo senti a bordo di una locomotiva a vapore, dondolando dentro una carrozza in legno fabbricata nel 1907. 
Roma Termini, ore nove, binario venti, destinazione Castel Gandolfo. Il convoglio partito ieri mattina è una locomotiva 640 del 1907 che è rimasta in servizio fino al 1975. Ora, grazie alla Fondazione Ferrovie dello Stato è stata rimessa a nuovo, restaurata. Ed è tornata a ruggire sui binari tra spasmi di vapore e fumo nerissimo. Era un viaggio pilota. Ieri è stata una corsa singola, in attesa di capire se la Regione e i territori coinvolti contribuiranno ad attivare la tratta con il treno storico.
 
 

DA TERMINI
Termini, Ciampino, Marino e infine Castel Gandolfo. «Quando ero piccolo avevo il modellino di questa locomotiva: viaggiare a bordo di questo treno è un’esperienza unica», dice entusiasta un papà. In sole 48 ore sono stati venduti duecento biglietti: sold out. Sono quattro vetture, dalla terza classe in legno fino alla prima con sedute più comode di velluto rosso e verde. Tutto come una volta: e per vedere l’effetto in bianco e nero bastava guardare le bocche aperte e le facce stupite dei passeggeri a terra, tutti a immortalare la congerie di fumo e pistoni che veniva avanti imponente.

C’è tutto quello che finora si vedeva nei film: i terrazzini tra un vagone e l’altro che evocano fughe rocambolesche, i fischi assordanti (li orchestrava il macchinista per avvertire i colleghi disseminati nelle vetture trainate che era ora di frenare). Ci sono il forno, i cubetti di carbone (tre tonnellate), la caldaia circondata dagli indicatori di pressione, i fuochisti armati di pala e vestiti di nero, con i fazzoletti al collo usati per tamponare il viso dalle macchie oleose di sudore. Di fronte al vapore che sibila dai pistoni, il cellulare che tutti pronti stringono tra le mani trema un po’. Come si muove il treno? L’acqua diventa vapore. Il vapore sotto pressione nel cilindro muove il pistone. Il pistone con un movimento biella-manovella fa muovere le ruote.

Un successo strepitoso anche perché l’arrivo a Castel Gandolfo, 150 mila turisti l’anno, vuol dire una gita fuori porta all’insegna dell’enogastronomia, al palazzo Pontificio voluto da Urbano VIII (avete mai visto la camera da letto di un Papa? O l’anticamera con lo specchio per le first lady che accompagnavano i capi di Stato a colloquio con il Santo Padre ma dovevano fermarsi prima?). Il Palazzo è aperto al pubblico grazie a Papa Francesco che quattro anni fa ha deciso di «rinunciare alle vacanze» nella storica tenuta del Vaticano. E poi, le passeggiate nella villa di Domiziano, il “Nerone calvo” lo chiamava Giovenale. Qui è stato Johann Wolfgang von Goethe e qui abitano le storie di Giove e Diana raccontate nel “Ramo d’oro”, i dieci volumi pilastro dell’antropologia di James Frazer. 

IL DONDOLIO 
Qui tra ninfei, querce e castagni (questi andavano per la maggiore perché erano i meno tassati dallo Stato Pontificio) ci sono le tracce della storia di Roma. La sera si riparte. Si rimette in moto la locomotiva che raggiunge i 70 chilometri orari (un Freccia Rossa arriva a 300 km). E si torna a guardare fuori dai finestrini incorniciati dalla passamaneria beige, cullati dal dondolio, seduti sui sedili in legno e appoggiati agli arredi rossi. Le avvertenze appese non chiedono certo di abbassare il volume del cellulare. Erano gli anni delle trasvolate di Italo Balbo e Arturo Ferrarin. E dunque anche gli avvisi ai viaggiatori raccontano di tutt’altre abitudini che sanno di tabacco e baffi impomatati: «Non sputare nelle carrozze».
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