Isola remota della Corea del Sud diventa meta dei turisti: Banwol-ri è stata tutta dipinta di viola
di Sabrina Quartieri
Foto Instagram della

Da lontano l’isola appare punteggiata del colore dell’ametista, come fossero piovute su di essa delle gemme giganti dell’ipnotico quarzo cristallino. Ma basta avvicinarsi un po’ alla riva per capire che, in realtà, si tratta di un villaggio in mezzo al mare interamente dipinto di viola. L’insolita località, situata in un angolo della Corea del Sud al largo della costa sud-occidentale, si chiama Banwol-ri, ma per la nuance che predomina nell’agglomerato urbano è ormai nota come “Purple island”. Se ci si addentra nel suo centro abitato, infatti, sembra di attraversare una galleria a cielo aperto dove tutto è viola, dai tetti alle vecchie cabine telefoniche, dalle strade al lungo pontile che sfiora l’acqua.

 

 

Così, quella che da sempre è una terra abitata da una laboriosa comunità agricola impegnata nella coltivazione dei campi, è diventata negli ultimi anni uno degli spot da non perdere per i turisti dell’era di Instagram. Come riporta la “CNN”, l’idea risale al 2015 ed era nata per rendere la destinazione remota una vera e propria meta capace di attrarre visitatori. Un progetto che, a distanza di sei anni, stando ai dati, si è rivelato vincente, nonostante la pandemia di Coronavirus in corso e considerando la distanza di sei ore dalla capitale Seoul dell’isola: tra giugno e agosto 2020, più di 100mila visitatori hanno affollato la zona, un salto in avanti del 20% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (490mila ospiti in più si sono registrati dal 2018). 

Come si legge su “Travel + Leisure”, a ispirare il nuovo colore del villaggio è stata la nuance delle campanule autoctone che crescono ai margini delle sue strade e piazze. Poi, in base a quanto prevedeva il progetto di “rebranding” messo in campo dalla Provincia del Jeolla Meridionale, si è passati alla riverniciatura dei tetti dei circa 400 edifici (compresi quelli della vicina Bakji-ri), delle superfici delle vecchie cabine telefoniche, del manto delle strade e del lungo pontile di Banwol-ri. Inoltre, il territorio ha accolto ben 30mila nuovi astri del New England, piantati per i loro fiori dai petali viola, oltre a due ettari di campi di lavanda. Ancora: per rendere i due luoghi più turistici, hanno aperto un ristorante su ogni isola, un bar, un hotel e un noleggio di biciclette. Un servizio immancabile, per un reportage fotografico “into the purple”, da fare invidia ai più celebri “travel influencer”. 

Se il viola “regale” amato in passato dai sovrani, a Banwol-ri è diventato il simbolo della resistenza di uno sperduto villaggio che non voleva più passare inosservato, anche altri colori hanno saputo conferire quel tocco di fascino in più a intere città, rinate poi come imperdibili destinazioni turistiche. Il blu, ad esempio, ha reso celebre Chefchaouen in Marocco, e impreziosito Jodhpur in India e Júzcar in Spagna. Il giallo sole, invece, ha colonizzato gli edifici di Izamal in Messico. Ma Banwol-ri non è l’unico caso nel Paese dell’Estremo Oriente di iniziative virtuose attivate per attrarre visitatori: lo scorso maggio a Seoul, in piena pandemia, veniva inaugurata “The Wave”, una gigantesca onda digitale che, da allora, sta facendo battere i cuori dei sudcoreani.  

 

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