Belgrado, la nuova capitale della movida nel cuore dei Balcani
di Riccardo de Palo
dal nostro inviato
BELGRADO Un grande poster patriottico ricopre la facciata dell'ex ministero della Difesa, colpito dai bombardamenti della Nato nei giorni della guerra in Kosovo. «Chi osa e non conosce la paura va avanti», dice la scritta in serbo. Belgrado oggi è una città che ha fretta di rinascere, senza troppo indugiare sulle ferite del passato; e chi percorre i suoi grandi viali trafficati, dove sfrecciano vecchi tram russi e nuove motrici spagnole, polverose Lada d'annata e lucidi suv d'importazione, percepisce un grande fermento. Ci sono cantieri lungo il Danubio, finalmente tornati attivi, dove si costruiscono quartieri residenziali e un nuovo, iconico, grattacielo. La zona dei docks ha Londra come modello e nascono sempre nuovi locali con una specifica tendenza in testa, che sia la cucina orientale o la musica caraibica.
Dimenticatevi i nazionalisti di un tempo. Gli eroi di oggi si chiamano Tito, Tesla, Djokovic.

NON ALLINEATI
Nel mausoleo dedicato al campione dei non allineati, il corpo dell'uomo che riuscì a far convivere popoli e fedi così diversi tra loro riposa in una grossa bara di marmo candido, proprio nella serra dove il maresciallo veniva a contemplare le rose. Superando le piante tropicali s'intravede una raccolta impressionante di bastoni da staffetta, in ogni foggia possibile, tradizionalmente donati a Tito da dignitari stranieri. Così il passaggio del testimone da un'epoca a un'altra può essere simbolizzato da un idrovolante, da una Leica, da un martello. In alto, troneggia ancora la sua villa, semisepolta tra il verde degli alberi, per ora inaccessibile. A fianco, un piccolo museo espone la storia della Jugoslavia. Ci sono la divisa da viaggio del comandante in capo, che fa capolino dalla valigia; la sua macchina da scrivere; gli apparecchi fotografici; i quadri preferiti. Poco più in là sono esposti oggetti vintage rigorosamente socialisti, come il mitico telefono a margherita giallo, gioiello di design che si trovava in ogni casa, i plastici con cui giocavano tutti i bambini a scuola, gli asciugapelli di unico modello. Per gli amanti del genere, il negozio dispone di busti del maresciallo dipinti con colori accesi, in versione pop e occhialuta.
L'altro eroe della Serbia pacifica di oggi è Nikola Tesla, e lo noti per forza perché può capitare (a noi è successo) di arrivare nell'aeroporto intitolato a lui, di soggiornare in un hotel con lo stesso nome e di andare a visitare il museo, appena aperto, intestato alla memoria di questo geniale inventore della corrente alternata. Si dice che Tesla non vinse il Nobel soltanto perché non lo avrebbe mai condiviso con il rivale Edison; ma di certo fu un personaggio molto originale, come lascia intuire un delizioso romanzo a lui ispirato, Lampi di Jean Echenoz. Il museo (indirizzo: Krunska 51) presenta alcuni esperimenti tipici della sua esperienza, con tanto di scariche elettriche crepitanti, e dispone di una eccezionale collezione dei suoi oggetti personali, dalla borsa di coccodrillo nera alle mise da sera con le quali si spostava da un hotel all'altro (Tesla non ha mai messo su casa, né famiglia). Ci sono anche le sue ceneri, o meglio le sue particelle elementari, in una sfera metallica luccicante.

IL CASTELLO
Una passeggiata diurna per Belgrado dovrebbe però iniziare dal grande castello di Kalemegdan (in turco: fortezza delle battaglie), attorniato da un grande parco pubblico e su cui troneggia la statua del Vincitore, un guerriero qui relegato a guardare la confluenza di Sava e Danubio. In Piazza della Repubblica non l'hanno voluto: era troppo nudo. Scendendo verso il centro, meritano una lunga passeggiata le case art nouveau di Terazije e la grande promenade della via Knez Mihailova, tra strade pedonali, punti d'incontro e grandi caffé all'aperto, sempre affollati nella bella stagione. Più in là, il tempio di San Sava, il più grande del mondo ortodosso: è ancora in costruzione ma la cripta, appena ultimata, è splendida, con i suoi affreschi ornati di oro zecchino. Belgrado è nota per la sua vita notturna, per la movida balcanica, e bisogna fare un giro tra i locali del quartiere bohémienne di Skadarlija per averne cognizione. Qui ristoranti e locali notturni sorgono lungo un viale alberato perennemente gremito di turisti russi e cinesi, tra melodie zigane e ritmi martellanti. Su tutto campeggia l'enorme ciminiera di quella che fu la più grande birreria jugoslava, tra Porsche parcheggiate accanto a coloratissimi graffiti. La cucina, rigorosamente carnivora, è gustosa e saporita; i prezzi sono molto modici ma è meglio ordinare con parsimonia: le porzioni sono abbondanti. Da sapere che una cena serba inizia tradizionalmente al contrario, con la grappa a mo' di aperitivo. Un'altra area di grande appeal per la vita notturna è certamente quella che sorge lungo il Danubio, tra battelli fluviali in transito verso Budapest e Vienna, ristoranti alla moda e discoteche. Toro (Karaoreva 2) per esempio, è un buon esempio di cucina fusion, da tenere presente se si è stanchi delle specialità locali. Qualora il tempo regga, bisogna però prendere un taxi e visitare i locali galleggianti sulla Sava, che nella Belgrado Nuova offrono ristoro e riparo, tra germani reali zampettanti e cormorani che si tuffano a caccia di pesci.
Belgrado è un vero ponte tra Oriente e Occidente. E sulla via per l'aeroporto, passando un'ultima volta sul Danubio, vengono in mente le parole di Ivo Andric: «Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell'uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito, ai nostri occhi, ai nostri piedi, affinché non ci siano divisioni, contrasti, distacchi».
 
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